Challengers, il nuovo film di Guadagnino con Zendaya, la recensione
- Emanuele De Santis
- 29 apr 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Il consiglio senza spoiler
Una piccola premessa mi è necessaria, una piccola grande premessa: è il primo film di Guadagnino che guardo. Sarà la mia pigrizia, sarà il mio preferire quei soliti western da 5 e mezzo su 10 da guardare con una birra fresca, ma io non ho manco mai finito di vedere “Call Me by Your Name”, mi avrà preso in un periodo in cui mi sentivo poco pronto verso l’impegnato, chissà. Detto questo, e con tutte le mancanze che un normale essere umano può avere, voglio invitarvi a guardare questo lungometraggio, un capolavoro registico condito da musica micidiale, ipnotica, la vera protagonista del film. Personaggi freschi accompagnati da una recitazione ottima, scelte simpatiche, un lavoro decisamente apprezzabile. Comunque, da persona che apprezza e segue il tennis, ho potuto notare che alcuni termini, almeno nella versione in lingua originale con i sottotitoli in italiano, sono dati per scontato. Forse è stata solo una mia impressione, ma per non sbagliare vi consiglio di fare almeno un piccolo approfondimento - precedente alla visione - sul funzionamento di questo sport, un giretto su Wikipedia per capire la differenza che fanno i vari tornei e quali sono quelli più importanti può non fare male.
Recensione con gli spoiler
VOTO 8,50/10
Due ore, non pesanti, di tennis e love-story, un connubio tanto inaspettato quanto inaspettatamente apprezzabile. Sono entrato al cinema che di questo film non sapevo nulla, o quasi, solo che si parlasse più o meno di tennis - mi era saltata l’uscita per la serata e mi son buttato in sala, ovviamente - dovevo scegliere tra questo lungometraggio e “Civil War”, ha vinto chiaramente Zendaya in copertina. Questo per contestualizzare il mio stupirmi d’una storia così incentrata sull’amore, anche perché credo che questo mio nulla sapere sul tutto mi abbia fatto apprezzare di più l’avvicendarsi stesso. Ho dapprima cercato un punto d’appiglio, un modo per carpire dove fosse il fulcro della vicenda, trovato piano piano quest’ultimo, dato il maestoso utilizzo dei salti temporali, ho cominciato a viaggiare al ritmo di sceneggiatura e regia, ed è stata un’esperienza grande, grande, grande. Direi di partire proprio dai salti temporali, che in quest’epoca in cui sembra che solo Nolan possa utilizzarli e che solo in un film di Nolan possano essere sopportati - in così ampie mandate - beh, non è scontato. Utilizzati magnificamente hanno creato una molla all’interno della trama che faceva assimilare piano piano ogni piccolo dettaglio, facendo intendere la storia nella maniera più enigmatica possibile ma senza anticipare troppo, dettando un ritmo tranquillo ma parsimonioso, hanno reso una trama quasi normale non apprezzabile, ma apprezzabilmente perfetta per godersi due ore in un cinema, ridendo e sperando, vivendo la passione per quest’arte e per i personaggi coinvolti, in un viaggio attraverso le loro più buie ma comprensibili insicurezze e sfortune - ma anche fortune, ovviamente. Prima di arrivare al fulcro della bellezza di questo film un altro punto di forza che voglio far notare e che mi ha piacevolmente colpito è la moderna eleganza nelle grafiche, tra quelle per indicare i salti temporali e quelle tipiche del tennis come sport giocato, in basso a sinistra, che indicano lo score dei punteggi. E’ un’altra di quelle piccolezze che mi ha fatto un piacere immenso, uno di quei dettagli che fanno solo che cosa gradita, per tutto il loro continuare, quelle minuziose accortezze che hanno mostrato una potente modernità all’interno del film stesso, ma senza sfondare quella barriera di fastidio, d’ossesso grafico - lo chic alla Chiara Ferragni - il moderno fastidioso. Le grafiche eleganti si sono mescolate gustosamente ad una narrazione pop e geniale, condita da una recitazione mostruosa da parte del trio - Josh O’Connor m’ha colpito in particolare, ma non voglio assolutamente togliere nulla agli altri due, d’una bellezza scenica unica - e, dato che ci sono arrivato pian piano, da delle musiche perfette. Quei suoni, quel tintinnio a gasare come pochi prodotti cinematografici riescono, musiche che sembrano tamburi, sfide elettrizzanti esaltate all’ennesima potenza da bassi potenti e devastanti, il sangue che esce dagli occhi dello spettatore - spoiler One Piece nelle prossime righe - mi quasi reggevo ai braccioli del mio posto al cinema come quando, in camera, da solo, mi son gasato per il “Gear 5” di Luffy, in One Piece - ed i fan dell’anime che cito, qui, mi capiranno di certo.

Vorrei concludere questa breve recensione facendo i complimenti a chi ha scritto la sceneggiatura, per quella scelta di riutilizzare la “mossa” della pallina in mezzo al buco ch’ha la racchetta. Quell’ultimo smacco prima di ritrovare la passione dell’amicizia e far finire bene il film era tutto quello che uno spettatore, forse cinico, come me, desiderava, e quello che ha avuto, ed anche il pensare che si sarebbero menati fortissimo ed il vedersi concludere il tutto con un abbraccio... ah, se mi ha fatto sorridere ed applaudire. Che bel film, cazzo!

Emanuele De Santis, 28.04.2024


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