Queer, recensione senza spoiler
- Emanuele De Santis
- 22 apr 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Non parliamo del film, oggi. Anzi, parliamo del film, ma non parliamo del film. Non lo so. Queer è stato un viaggio. La bellezza del cinema che interpreta parole di Burroughs che molto probabilmente non avrei apprezzato scritte su carta. Di libri ne leggo, ma di alcuni scrittori non riesco a consumarne le righe, seppur ne apprezzi il genio - come in questo caso. Ho guardato e apprezzato una storia della quale ne ho capito la potenza e quello che voleva comunicarmi, e poi ho avuto un’altra visione. A quella sullo schermo si è sovrapposta, parallelamente, una visione della vita nella mia testa. Secondo dopo secondo, quello che gli attori recitavano - le sofferenze e il narrato che conseguivano - si tramutava nella mia mente e quindi nelle mie esperienze, si traduceva nella vita che avevo già vissuto, e mi dava da pensare. Analizzavo, pensavo, mettevo in pratica quello che mi dava il film e lo sovrapponevo alla mia vita. Magari avevo in mente cose che non centravano direttamente con il film, non con gli argomenti, ma non andavano fuori tema. I sentimenti, le emozioni: erano le stesse. Ho avuto delle potenti riflessioni personali durante la visione, che forse non ricordo e che sicuramente non voglio scrivere in questa recensione, comunque questo è il cinema. Il cinema di cui avevo bisogno. Quello che ti fa pensare, che ti lascia da solo come un cane, fuori dal cinema, a guardare il riflesso della luce soffusa sul palazzo in mattoni di fronte, e ti pone davanti alla sacra scelta: penso a milioni di cose tutte e infinitamente diverse oppure sto qui, con la bocca aperta, e non penso a niente? Il cinema che ti fa uscire dalla sala frastornato, che ti fa osservare le persone che compiono il tuo stesso gesto di commiato e ti fa chiedere “e loro, cosa stanno pensando? Basterà uno sguardo di intesa per capirli?”. È una droga, il cinema, quando riescono a farlo bene.
Ero fuori dalla sala, passeggiavo in direzione della bici, speravo che l’effetto durasse il più lungo possibile, ne ho apprezzato ogni momento - ricordando che di porte aperte nella vita ne ho lasciate tante, e guarderò sempre da un’altra parte all’infinito, fino a quando i lati dove guardare non saranno finiti o non morirò, e forse le ultime due cose che ho scritto saranno la stessa.

Queer: 8,5 su 10


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