I peccatori: un buon horror
- Emanuele De Santis
- 22 apr 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Un po’ di Babylon nei piani sequenza e nella spettacolarità, un po’ di De Niro nell’atteggiamento dei personaggi, un po’ d’azione di quella Hollywoodiana doc nei combattimenti. Questo è un horror ben congeniato che si fa contenitore di leggende e tradizioni, ma fa abbastanza il compitino. Una regia e una fotografia fotoniche aiutano di certo la narrazione, che però è eseguita diligentemente, senza spiccare. Non c’è un colpo di scena alla The Hateful Eight, non c’è un personaggio costruito alla Lee Chandler di Manchester by the sea - o, se vogliam essere più attuali, alla Hirayama di Perfect Days. La sceneggiatura si tiene ben stretta le regole che ci sono scritte nei libri di sceneggiatura, le varie svolte della storia sono... sghè, gniè, pliè. Blande. Con tutto il rispetto per lo shock della figlia, ma signora Chow, non scherziamo! Nessuno decide di suicidarsi e condannare a morte tutto il suo gruppo nell’arco di quindici secondi netti! Mi dispiace, ma lei è colpevole di favoreggiamento agli sceneggiatori! Tipico degli horror! La pena che le toccherà sarà la morte, come succede ai personaggi che in fondo non ci servono a un cazzo.
Per il resto: ci siamo. Il non detto che aleggia per la prima metà sui gemelli è interessante e interessa, le idee alla base di questa storia fanno la spettacolarità e la forza della storia stessa: sono originali, interessanti e si lasciano guardare.
Con a condire con olio e aceto quest’insalata di contenuto, il finale rende giustizia. Un dialogo incredibile, come se ne son visti pochi nel film. Nel complesso, un lungometraggio estremamente godibile e apprezzabile, che però cade ugualmente dove il genere horror cade nel 99% dei casi.
Insomma, un gran bell’horror, e basta.

I peccatori: 7,5 su 10.


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