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Companion: un capolavoro di sceneggiatura (ed una recensione senza spoiler)

  • Immagine del redattore: Emanuele De Santis
    Emanuele De Santis
  • 31 gen 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ieri giornata strana, ero preso un po’ a male ed in questi casi la mia unica e perennemente vincente soluzione è l’andare al cinema, cosa che ho fatto. Erano le dieci meno venti, l’ultimo film disponibile iniziava alle dieci e dal cinema mi separavano quindici minuti di bici, in tutto questo ero pure in pigiama. Insomma, non ho letto ne trama ne generi ne niente, mi sono solamente assicurato che non fosse un film italiano - per quelli, di solito, ci devi andare con il mood totalmente opposto, devi essere preso benissimo in modo che la merda non possa scalfirti, anche se è difficile non prendersi male guardando la faccia di Favino.

Mi sono trovato davanti agli occhi un film dall’estetica curata, ma normalissima, ed un cast straordinario - che ospitava, tra le altre, quel fenomeno di Jack Quaid. Ho guardato senza farmi domande la prima parte di lungometraggio, non focalizzandomi su niente e notando e dando a tutto il giusto peso, poi il film è esploso come il drop di una canzone dalle strofe non appariscenti che ascolti lo stesso proprio per il ritornello. Eh mi dicevo ogni tanto, minchia! continuavo poi: avevo capito la sceneggiatura. Ero entrato in questo loop insieme alla scrittura del film stesso, quei piccoli pezzetti del racconto passato che sembravano insignificanti o primi di effettivo senso si rivelavano in continuazione, ad un elemento si succedeva subito quello dopo, tutta la sceneggiatura si fondava sul ripescare piccoli elementi privi di valore dall’inizio del film ed usarli come grandi elementi significativi, facendoteli capire meglio o facendoteli apprezzare di più. Il lungometraggio che scherzava con il pubblico, colpi di scena silenti ma forse più impattanti di quelli veri: che ci sono, assolutamente, e sono anche molto molto fighi.

Ed io, detto questo, non ho più niente da dire. Ho voluto parlare solo e soltanto della peculiarità grossa che ho compreso di questo lungometraggio, del resto non mi sconfinfera granché. Ho amato lo stile, ho amato i personaggi e ho amato l’idea dietro la storia - anche se vista e rivista, sotto certi aspetti. È la sceneggiatura che però rende questo film grandioso.

 
 
 

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