Perché andare a vedere Megalopolis al cinema?
- Emanuele De Santis
- 29 ott 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Ne avete parlato così male che veramente, veramente! avevo le aspettative a zero. Ero pronto ad annoiarmi e non capirci nulla per due ore e più, e invece mi son divertito e non ci ho capito nulla per due ore e più. E’ quasi un controsenso quello che sto per dirvi, ma se avessi letto questa recensione prima di vedere il film ed avessi alzato anche solo un minimo le mie aspettative per il lungometraggio, forse, e dico forse, non mi sarei divertito così tanto. Sono stati dei minuti incredibili, un viaggione onirico fatto in compagnia di una mia amica con la quale commentavo, di tanto in tanto, qualche citazione del film che ci veniva in mente, sbagliando? Probabilmente sì. Facevamo collegamenti assurdi, creavamo le nostre sotto-trame, commentavamo i loro inciuci. Ad una certa ho anche paragonato un personaggio a Beppe Grillo, ma forse la scrittura del film era più studiata di così.
Insomma, il mio consiglio è di andare a vedere questo cazzo di film senza pensare alle mie parole positive, preparatevi alla merda e non ne rimarrete delusi - in tutti i casi, win-win - poi tornate qui e leggete il resto di questa mini-recensione, e già che ci siete dopo scrivetemi, ne parliamo.

Che cosa è successo? Non lo so, quel che posso dirvi è che sono stato visualmente bombardato da una scenografia incredibile e da una fotografia fotonica - che ogni tanto si perdeva, ma poco male, alla fine è un tratto distintivo del film il perdersi. Ho vissuto il lungometraggio come un quiz, ma senza premi, senza niente, come un gioco da tavolo di quelli per un giocatore solo, o che lasciano spazio ad un co-op, al massimo. Mi sono vissuto il film come una dolce scoperta, un indovinello, un cercare la storia in ogni punto, il seguire come un cane segugio quel filo conduttore che si perdeva ogni tre per due, e che solo un astuto fiuto poteva ritrovare - non che il mio lo sia, ad una certa mi sono lasciato anche io trasportare dalla corrente del fiume verso l’ignoto. Le immagini, la recitazione eccentrica, la grandezza degli intenti: anche capendo poco della sceneggiatura - o semplicemente dell’idea -, il sovreccitamento che questi tre elementi mi hanno regalato è stato leggendario, e non lo scorderò mai. E’ stato come sentire due regaz fare freestyle, magari le rime di tanto in tanto non si incastrano, di tanto in tanto si va fuori tempo... ma quanto cazzo gasa?
Megalopolis è il Babylon della megalomania, un mappazzone, uno showreel fighissimo.

Ps: io avrei sfruttato ancor di più questa roba del fermare il tempo, sai che grandi segoni a due mani che ci uscivano.


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