The Substance: una proiezione complicata
- Emanuele De Santis
- 9 nov 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Tranquilli, vi avviso io quando iniziano gli spoiler, intanto potete leggere.
Ho il bruttissimissimo vizio di prendere appunti durante la visione di un film, in sala ed anche a casa - oggi, in sala - ed il primo dei commenti questa volta l’ho fatto praticamente verso l’ora e quaranta - di due e venti. “E se The Substance fosse solo un normalissimo horror?” ho scritto, alludendo ad un mediocre sei in pagella, massimo sette, “ma se ne vedono oramai di normalissimi horror? O non ci sono vie di mezzo?” ho continuato subito dopo, e santoddio se me la sono tirata. Se cercate un film di Cronenberg o un “Hereditary” qualsiasi sono abbastanza sicuro che non lo troverete, ma è certo che incontrerete quel bramato elemento horror che comunemente definiamo “inorridire” - in questo caso è rappresentato dalla tremenda scrittura del lungometraggio, ma sono solo dettagli. Un susseguirsi di disarmoniosi eventi plasticamente appiccicati tra di loro è il biglietto da visita di “The Substance”, e se già dopo venti minuti mi sono immaginato due tredicenni - che non hanno mai visto un film - a firmare la sceneggiatura, è un problema. “Ma diamogli ugualmente una possibilità” mi son detto, ed ho continuato, coprendomi un poco gli occhi - non per la paura, ma per i brividi che mi fa venire il pressappochismo. Non mi pento di questa “seconda chance”, il lungometraggio continua inaspettatamente bene, è piacevole da seguire e si sviluppa in maniera più che accettabile; registicamente è fantastico - ma quali film non sono registicamente fantastici nel 2024? dai, tranne che in rarissimi casi(Poor Things, Asteroid City) questo è solo un piccolo e piccolissimo punticino a favore.

(Spoiler)
Un altro jumpscare! Mio dio, che paura! Secondo quale logica divina ora la signorina Elisabeth - in arte, Sue - ha nozioni di carpenteria necessarie da riuscire a creare, da sola, un cazzo di muro segreto ed immacolato all’interno del suo bagno?
Ci sono anche cose piacevoli: l’eccentricità dei personaggi ti conquista, è calzante; i sogni che quasi si mescolano con la realtà sono invece un collante perfetto per il ritmo dell’opera. Insomma, una struttura più o meno definita c’è, è un horror normale, con il suo messaggio più o meno giusto e per niente velato. Il lungometraggio vuole comunicare una cosa, con insistenza, e ci riesce senza osare troppo. L’elemento dell’ignoto è ben presente, il sentore d’alone di mistero più o meno si riesce ad immaginare di respirarlo. Ma uno spartiacque porta me, e tutti gli altri spettatori - meno che uno -, al finale di questa particolare storia.
Manca mezzora, e sono dieci lunghi minuti che si percepisce “la fine”. Si capisce che il capolinea è vicino, fateci solo capire come ci arriverete! cosa ne farete di questi personaggi, come cazzo ci mandate via da questo cazzo di cinema! ...ma il colpo di scena più grande - anche perché nel film non ce ne sono di incredibili - ce lo sta per regalare il reale. “L’altra te”, Sue, corre in ascensore perché si sta lentamente smembrando. La proiezione si interrompe. Silenzio. Ancora silenzio. “C’è un medico in sala?” ed il tutto si agita. Qualcuno va a controllare. E’ svenuta una persona in fondo alla sala. Io sono posizionato davanti allo schermo, senza sedie davanti. Molte sale di Torino son particolari, si sviluppano in lungo, tra l’ultima e la prima fila decorrono chilometri. Qualcun altro va a controllare, lì in fondo. “Sta bene” dicono delle ragazze tornate dalla spedizione - utilmente completata, le informazioni sono state trovate. Tutti si risiedono, qualcuno comincia a ridere, qualcuno commenta il film. Nessun commento positivo, nessun commento negativo, solo dubbi. Passa del tempo, ancora ed ancora, lo percepisco come infinito. Lo schermo si sblocca, Sue è ancora in ascensore, le luci della sala sono accese, viene inquadrato l’orecchio di lei, staccato, le luci si spengono, un intervallo non voluto è il più grande ammiccamento della storia alla rottura della quarta parete? Continuo, continuiamo! a vedere il lungometraggio, o mediometraggio? ci rimane solo mezzora! Sue va a casa, fa le solite puttanate idiote da personaggio horror medio che non sa prendere scelte diverse da quelle di un ragazzo di dieci anni - forse lo stesso che, insieme al suo amico, ha firmato la sceneggiatura - e panico, panico e paura, splatter come se piovesse, “ma perché dovete sempre buttare tutto in caciara?” scrivo nei miei appunti, il romano che è in me prende il possesso, ma io riesco a ricordare che non è un altro me, sono io e sono solo deluso perché sto guardando l’ennesimo horror che fa solamente schifo al cazzo: “oh David Cronenberg, perdonali!”.
L’ennesimo film che non capisce dove fermarsi, che peccato.


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